Voto di fiducia sulla Legge di Stabilità: Discorso alla Camera

Il mio discorso di oggi, 20 Dicembre, alla Camera dei Deputati Voto di fiducia sulla Legge di Stabilità.

 

Signor Presidente, Signor Presidente del Consiglio, Signori Ministri, Onorevoli Colleghi,

Il voto favorevole di Scelta Civica alla Legge di Stabilità è il frutto della nostra responsabilità, non della nostra convinzione acritica. Da questi banchi non verranno mai proposte o critiche qualunquiste o benaltriste – che purtroppo oggi sembrano aver contagiato anche qualche autorevole esponente di importanti associazioni di rappresentanza degli interessi produttivi – ma contemporaneamente non saremo mai dei semplici “plauditores”. Interpretiamo e sempre interpreteremo la nostra presenza nella maggioranza e la nostra partecipazione diretta al governo come uno stimolo a fare di più e meglio.

Proprio il nostro atteggiamento rigoroso – volere di più e meglio e volerlo prima possibile, nell’interesse degli italiani – fa di Scelta Civica la forza politica di cui questo governo non deve dubitare. Siamo una forza politica autenticamente europea: come in tutte le maggiori democrazie, pretendiamo che i partiti di maggioranza e il governo non vivano alla giornata, ma s’impegnino reciprocamente e di fronte all’opinione pubblica con un contratto di coalizione che espliciti obiettivi, misure, tempi. Così operano le Grandi Coalizioni in Germania o nel Regno Unito, così è bene che operi questa maggioranza. Lo pretendiamo.

Siamo una forza politica coerente, in un tempo in cui la politica presta troppo spesso il fianco al qualunquismo, all’opportunismo e al populismo. Chi due anni fa stava conducendo – irresponsabilmente – il paese sull’orlo del default, prima negando la crisi, poi affrontandola solo blandamente, oggi è in quest’aula a sbraitare contro il governo, prova a lisciare il pelo agli improbabili Forconi e tenta inutilmente di ricostruirsi una verginità politica, sventolando le bandiere e gli slogan di 20 anni fa.

Chi si è presentato agli elettori rivendicando la sua alterità alla classe politica, oggi non riesce a trasformare la protesta in un’azione propositiva e finisce per seguire le orme di cattivi maestri, che nelle piazze e nella rete incita le forze armate ad azioni eversive, inaccettabili in una democrazia compiuta.

Anche tra i nostri partner di maggioranza, pur riconoscendo le importanti novità dell’elezione del nuovo segretario del PD e la scelta del NCD di separare il proprio destino da quello del “vecchio centrodestra”, riscontriamo incomprensibili sacche di conservazione e di resistenza alle riforme. Sono atteggiamenti sbagliati, che sfideremo quotidianamente con le nostre proposte e la nostra azione politica.

Se c’è una forza politica che oggi può rivendicare la battaglia per la riduzione delle tasse, per la riduzione della spesa, per le liberalizzazioni, per le privatizzazioni, per la riforma del mercato del lavoro e del welfare, questa forza è Scelta Civica. I contributi che abbiamo portato, con le nostre proposte e il nostro lavoro in commissione, a questa legge di stabilità, lo dimostrano ampiamente.

E’ un successo di Scelta Civica l’istituzione del “contratto di ricollocazione”, modellato sulle migliori esperienze nord-europee, un principio di concorrenza virtuosa tra agenzie di lavoro pubbliche e private di che spazza via decenni di inefficienze e, purtroppo, anche di malaffare nella gestione solo pubblica.

Abbiamo fatto da guardiani contro una norma incomprensibile, l’aumento del numero dei consiglieri della Consob da 3 a 5, che avrebbe rappresentato un pessimo segnale per l’opinione pubblica. Dopo i concreti sforzi fatti dal Governo Monti per dare una prima sforbiciata alla giungla delle poltrone da 300mila euro in su nelle mille Authority e nei mille ruoli di sottogoverno, era inaccettabile un’operazione inversa, di aumento delle poltrone. Se l’organico della CONSOB ha bisogno di essere rafforzato, lo si faccia aumentando il numero degli ispettori e degli analisti con l’assunzione di giovani preparati e pieni di voglia di fare, non aumentando il numero dei commissari! Grazie a Scelta Civica, la norma è stata ritirata.

Siamo stati i primi, con i nostri emendamenti in commissione, a chiedere l’istituzione di un fondo per la riduzione del cuneo fiscale. E’ quella la vera, grande priorità per il rilancio del paese: la riduzione del carico fiscale sul lavoro, altro che IMU prima casa! Oggi quel fondo c’è, grazie al nostro impegno, ma noi di Scelta Civica non ci accontentiamo. Ci preoccupa che qualcuno voglia tenere il freno a mano tirato rispetto al piano di revisione della spesa affidato all’ottimo commissario Cottarelli.

Ci preoccupano ad esempio i dubbi del viceministro dell’Economia Fassina sull’importo da 30 miliardi del piano, perché ciò significherebbe – cito testualmente – “cambiare il modello sociale”. Le parole del viceministro sollevano una questione rilevante: nella legge di Stabilità il governo ha già previsto che, grazie alla spending review, si produrranno risparmi per circa 32 miliardi dal 2015 al 2017 e ha fissato, nel caso in cui i tagli non siano totalmente realizzati, un meccanismo di salvaguardia, rappresentato da un aumento delle aliquote e da una riduzione delle agevolazioni fiscali delle imposte dirette. In altri termini, se non saranno tagliate le spese per 32 miliardi in un triennio aumenteranno le tasse. Il viceministro considera forse non desiderabile la riduzione delle spese superflue, preferendo l’aumento delle tasse? Noi di Scelta Civica di certo no. E chiediamo invece che il piano Cottarelli venga anticipato, che sia più ambizioso negli obiettivi e che inizi a produrre i suoi effetti già nel 2014, per destinare le risorse alla riduzione del cuneo fiscale.

Non mancano le occasioni perse, in questa Legge di Stabilità. La crisi del debito sovrano necessita di interventi coraggiosi sul fronte delle privatizzazioni: da molti anni, ormai, gli italiani pagano più tasse di quanto annualmente venga restituito dallo Stato sotto forma di spesa e servizi;  questo “avanzo primario” è completamente assorbito dagli ingenti interessi sul debito; non usciremo facilmente da questo circolo vizioso, senza un radicale intervento sullo stock di debito. Non sarà sufficiente il piano da 12 miliardi di euro allo studio del Governo, anche perché metà di queste risorse saranno destinate alla ricapitalizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, secondo una logica non priva di dubbi.

Ci preoccupano le pregiudiziali di troppo, in particolare nel PD, rispetto alle privatizzazioni: in Senato, appena ieri, si sono alzate le barricate contro la proposta della collega Lanzillotta di condizionare l’aumento dell’addizionale Irpef per il comune di Roma ad un piano di cessione delle quote di ACEA. Sono atteggiamenti dannosi.

In tema di tassazione immobiliare, abbiamo assistito sconsolati ad una giostra di modifiche e cambiamenti dettati da un vizio d’origine: il “pedaggio” propagandistico pagato a Silvio Berlusconi per l’abolizione totale dell’IMU prima casa. Perché persone come quelle che siedono in quest’aula, molto più ricche della media degli italiani, non debbono pagare tasse sull’abitazione principale? Se uno straniero mi chiedesse “Di cosa si è occupata la politica italiana nel 2013?”, dovrei probabilmente rispondere: “Si è occupata di eliminare una piccola tassa sulla proprietà, per sostituirla con un’altra tassa sulla proprietà e con un aumento delle accise sui carburanti”. Noi di Scelta Civica speriamo che, finalmente, la vicenda sia stata archiviata e si possa intraprendere un confronto sulla politica economica più serio e concreto.

Non possiamo non esplicitare la nostra totale contrarietà ad una norma contenuta in questo provvedimento, la cosiddetta Web Tax. Pur se lievemente ridotta nella sua portata, essa rappresenta una palese violazione delle libertà fondamentali del trattato dell’Unione Europea. E’ paradossale, questa incompatibilità comunitaria è evidenziata persino nel dossier di documentazione redatto dall’ottimo Servizio Studi della Camera, ieri si è espresso il portavoce del commissario europeo per la fiscalità. Nel merito, poi, si tratta di una misura protezionistica, un messaggio negativo che l’Italia invia ai potenziali investitori esteri. Il governo si ravveda, prima che sia troppo tardi. Il tema della tassazione dell’economia digitale esiste, ma va posto a livello europeo. L’Italia sfrutti il semestre europeo di presidenza per porre la questione e cercare una soluzione lungimirante.

Concludo con una riflessione più generale. Se oggi siamo qui a discutere e ad approvare una legge di stabilità “da tempo di pace”, mentre l’Italia torna a guardare con speranza la ripresa economica dei prossimi anni, è anche perché nel dicembre del 2011 e poi nel dicembre del 2012 c’è stato un governo che ha assicurato la salvezza del paese, quando l’Italia era ad un passo da una possibile catastrofe finanziaria. Se il governo italiano oggi parla nei vertici europei con ritrovata credibilità, se il ministro Saccomanni può porre con forza le sue condizioni nella difficile costruzione dell’Unione Bancaria europea, e se gli investimenti stranieri stanno tornando in Italia, come io da imprenditore posso testimoniare, compresi quelli dei ‘tanto odiati’ tedeschi, ciò si deve a chi ha saputo assumere decisioni difficili e impopolari che pochi – per non dire nessuno – avevano la forza e l’autorevolezza di assumere. Non c’è bisogno di specificare a chi mi sto riferendo.

Noi di Scelta Civica pensiamo che non sia questo il tempo di fermarsi, il 2014 dovrà essere un anno senza respiro sul fronte delle riforme, non sprechiamo il tempo in una lunga e dannosa campagna elettorale permanente: le priorità saranno il lavoro e le tasse, su queste priorità noi vogliamo che si fondi il contratto di coalizione del governo Letta. Noi saremo sempre quelli che le chiederanno più coraggio, signor presidente. Per questo le chiediamo di andare avanti, e per questo il gruppo Scelta Civica rinnoverà anche in questa occasione la propria fiducia al governo. 

Gianfranco Librandi 

Roma, 20 Dicembre 2013